Lo scenario: La percentuale di profili difficili da reperire è passata dal 26,5% del 2019 al 40,4%. I dati di Unioncamere-Anpal fotografano l'aggravarsi della mancanza di candidabili all'assunzione

Se ci fosse un campanello 'allarme sarebbe già ripetutamente suonato. Parliamo del mismatch, vale a dire delle difficoltà di reperimento dei talenti segnalate dalle imprese, che nei primi 4 mesi del 2022 hanno sempre superato quota 40 per cento, Ad aprile i profili "introvabili" sono il 40,4% tre anni prima, ad aprile 2019, questa percentuale di attestava al 27% delle entrate previste. Ad prile 2020, con l'emergenza sanitaria in atto, si è saliti al 29% (ma con una contrazione degli ingressi a causa del lockdown); ad aprile 2021 ci si è attestati al 32%. Rispetto al periodo pre pandemico, siamo a oltre 10 punti percentuali in più.

La principale motivazione del "disallineamento" nelle politiche assunzionali è, oggi, la mancanza dei candidati, praticamente raddoppiata nel trienno (dal 12,3% di aprile 2019all'attuale 24,5%). Ma in crescita è anche l'assenza di competenze richieste dai datori di lavoro, a testimonianza del gravissimo errore fatto dal governo Conte di aver smantellato la scuola-lavoro, e non aver investito nell'orientamento.

Dai dati Excelsior che Unioncamere-Anpal ci hanno fornito emerge chiaramente dove si concentra il mismatch. Le prime cinque professioni "di difficile reperimento" sono legale a profili tecnico-scientifici (periti, diplomati Its, laureati Stem). Questi talenti mancano quasi esclusivamente ai settori manifatturieri, che hanno tirato il rimbalzo dello scorso anno, e oggi soffrono le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina. I primi cinque settori in sofferenza sono: industrie metallungiche, meccaniche ed elettroniche, Ict, legno-arredo, costruzioni. Se guardiamo le prime 30 professioni "introvabili" nel 2021 per ongegneri ed elettrotecnici la difficoltà di reperimento supera il 70% delle entrate previste; per progettisti e meccanici oltre il 60%; quali il 60% per analisti e progettisti software e molte professioni legate all'Ict, ma anche operai specializzati.

"La difficiltà delle imprese a reperire il personale interessa 4 profili professionali su 10 - spiega il presidente di Unioncamere, Andrea Prete-. Riguarda soprattutto (ma non solo) le imprese del Nord, frenando in questo modo l'operatività di settori molto dinamici in questa fase, come le industrie metallurgiche, del legno e arredo e le costruzioni, e coinvolgendo anche alcuni dei settori più innovativi del mondo dei servizi. C'è da riflettere guardando il confronto tra l'inizio e la fine della fase pandemica, perchè i dati mostrano chiaramente le lacune dell'orientamento e del sistema di formazione, e la necessità di adattare gli strumenti per avvicinare la domanda e l'offerta di lavoro".

Sono anni che Confindustria lancia allarmi: mancano periti, ma le iscrizioni a tecnici e professionali restano al palo (quest'anno, per la prima volta, sono salite): i diplomati Its sono introvabili (ogni anno si diplomano 4/5 mile studenti, ne servirebbero 4 volte tanto) e ci sono 240 mila laureati Stem per cui le selezioni vanno a vuoto (la quota di donne che sceglie percorsi scientifico-tecnologici è ai minimi da troppo tempo). "E' il momento di lanciare un appello al Paese - chiosa Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale Umano -. Basta con il mancato o cattivo ascolto: la manifattura italiana è di assoluta avanguardia, e questo messaggio deve essere chiaro, univoco e veicolato a famiglie, studenti, mondo della formazione. Le nostre aziende, trasformate da innovazione, digitale, 4.0, hanno necessità di talenti. Siamo usciti dalla pandemia grazie all'industria, che ora purtroppo è alle prese con incertezze e difficoltà derivanti dal conflitto tra Russia e Ucraina. Lo dico senza mezzi termini: un mismatch a questi livelli e ritmi di crescita è inaccettabile. Tutto il Paese deve aprire gli occhi, rendersi conto dell'emergenza, e iniziare, ciascuno per la sua parte, a invertire questo trend per aiutare i giovani e la competitività delle imprese".

 

Fonte: Il Sole 24 Ore
 

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